lunedì 30 novembre 2009

30 novembre - Sant' Andrea Apostolo


Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.
Autore: Domenico Agasso
Fonte: Santi e Beati

sabato 28 novembre 2009

venerdì 27 novembre 2009

Il Primo Compleanno (dimenticato... sig!)

E' l'età, sapete che lo dico sempre! Negli ultimi mesi fantasticavo di come avrei festeggiato il primo anno di Blog... è andata a finire che me ne sono dimenticato! Vabbè voi che mi conoscete sapete bene che non è una novità. Il 19 novembre 2008, nasceva Idierredavinci, e anche se in ritardo, mi faccio gli auguri!

giovedì 26 novembre 2009

I tre grandi re d'Israele - Re Davide

Davide (in ebraico דָּוִד בֶּן יִשַׁי David ben Yeshay, David figlio di Yesse) fu un personaggio biblico dell'Antico Testamento. Le sue vicende, facenti parte dell'epoca ebraica, sono raccontate nel primo e nel secondo libro di Samuele e nel Primo libro dei Re. Secondo re d'Israele, sarebbe vissuto nella prima metà del X secolo a.C. La descrizione che ne fa la Bibbia è quella di un personaggio dal carattere complesso, capace di grandi crudeltà e generosità, dotato di spregiudicatezza politica e umana ma al tempo stesso in grado di riconoscere i propri limiti ed errori. Nel Tanakh, nel Talmud ed in gran parte dell'esegesi ebraica è scritto che da Re David deriva il ramo dinastico da cui discende il Messia. Anche nel Trattato Sotah del Talmud si dice che Re David discese anche da Miriam, sorella di Mosè ed Aronne. Secondo la tradizione ebraica fu l'autore del Libro dei Salmi.
Secondo la Bibbia, il pastore Davide - "fulvo di capelli e di bell'aspetto" - era figlio di un efraitita da Betlemme di Giuda di nome Iesse. Entrato a servizio di Saul primo re d'Israele, come citarista (suonatore di cetra) per rallegrarne l'umore, depresso a causa di uno spirito negativo, Davide venne quindi unto ( con l'olio ) segretamente dal profeta Samuele su ordine divino come re d'Israele a causa della "perversione" di Saul.
L'episodio biblico più famoso riguardante Davide è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava e insolentiva gli ebrei, sfidandoli a duello. Dopo quaranta giorni Davide, non potendo più sopportare le offese rivolte al Suo Dio, accettò la sfida e riuscì, grazie all'aiuto di Dio, ad avere la meglio sulla forza, tramortendo Golia con un sasso lanciato da una fionda e poi decapitandolo con la spada del gigante. La vittoria lo rese popolare presso gli ebrei e gli valse l'amicizia di Gionata, figlio del re Saul. Successivamente Davide sposerà la figlia del re, Micol.La crescente fama di Davide ingelosì Saul che tentò di ucciderlo con una lancia. Davide fuggì, conducendo una vita da bandito e chiedendo anche ospitalità ad Achis re dei Filistei.
Davide venne poi eletto re di Giudea e, dopo la morte del successore di Saul, anche d'Israele. In questa veste conquistò Gerusalemme, diede impulso allo sviluppo della città, preparò la costruzione del tempio per l'arca dell'alleanza, e condusse vittoriose e spietate guerre contro le popolazioni nemiche (Filistei, Ammoniti, Moabiti, ecc).
Nell'ultima parte della vita Davide, pur avendo un numeroso harem, si invaghì di Betsabea, moglie del suo ufficiale Uria l'Hittita. Per non avere intralci lo fece morire mandandolo a combattere in guerra (2Sam, 11). Il pentimento di Davide per questa azione, dopo che il profeta Natan gli avrebbe rimproverato la sua colpa (2Sam, 12), sarebbe all'origine del Miserere, uno dei più famosi Salmi. Tragica fu anche la fine del figliastro Assalonne che sarebbe stato ucciso dopo essersi rivoltato contro di lui. Alla morte del re gli sarebbe successo al trono il figlio Salomone, avuto da Betsabea.
Fonte: Wikipedia

mercoledì 25 novembre 2009

Oggeti Buddhisti - Le bandierine di preghiera

Nel post di ieri vi ho detto che ho acquistato anche delle bandierine da preghiera, eccole nella foto sotto. Pubblico anche il significato dei colori e del testo. Ringrazio indirettamente gli autori del sito Tibet-Ticino, dal quale ho tratto il testo e le foto più sotto.


Le bandiere sono impresse sui cinque differenti colori che sono collegati ai cinque elementi.

Blu: Aria/Cielo,

Bianco: Spazio,

Rosso: Fuoco,

Verde: Acqua;

Giallo: Terra.

Il cavallo del vento, rappresentato al centro, simboleggia la direzione e la velocità con la quale i desideri vengono trasmessi.

Al centro delle bandiere (dzog.chen) il cavallo del vento (lung-tha) descrive le trasformazioni dello Spirito che riesce persino a tramutare gli ostacoli in situazioni favorevoli.

Nella parte superiore sono stampati antichi Mantra tradotti in tibetano dal sanscrito che dirigono la forza spirituale emessa da noi stessi e dall'ambiente circostante.

La parte inferiore recita il seguente Mantra:

Ognuno/a nato/a sotto i dodici segni delle stelle del cielo ed ognuno/a che si trova in rapporto con loro, con loro affine od unito/a, possa avere una lunga vita.

Possa ognuno avere una salutare evoluzione sia nello sviluppo spirituale come pure nella vita materiale.

Possano tutti avere un'esistenza dignitosa, trascorsa tra felici circostanze e vivere una vita in armonia nella quale i desideri si avverino.

Fonte: Ticino-Tibet


martedì 24 novembre 2009

Thanka tibetano

Sabato ad un mercatino ho fatto acquisti per scuola. Ecco un Tanka tibetano e delle bandierine di preghiera. Le vedremo in classe quando parleremo del Buddhismo; intanto accontentatevi di dare un'occhiata alle foto.


Il Tanka

Il tanka, è un dipinto buddista normalmente realizzato dai Tibetani nel Tibet ma può essere realizzato anche fuori dal Tibet, in Mongolia, a Pechino ed altrove in Cina, e da non Tibetani.

I materiali

Il supporto è un tessuto di cotone o di lana grezza e, per le commesse più importanti, di seta. Il tessuto viene prima preparato con una miscela di gelatina e talco per otturare le porosità poi si procede a levigarne bene la superficie e, infine, viene teso e fissato con una cordicella su un telaio di legno. A questo punto, si procede a disegnare a carboncino la figura centrale, le altre divinità e le rappresentazioni simboliche.

I pigmenti pittorici, a tempera di solito, sono costituiti da essenze vegetali e/o minerali.

Le dimensioni variano da qualche metro quadrato a poche decine di centimetri quadrati.

La forma è rettangolare, ma può essere anche quadrata ed in questo caso si chiama “mandala” che serve, in maniera specifica, alla introspezione interiore, alla iniziazione e alla mediazione tese, come fine ultimo, al nirvana: il superamento ed il distacco completo dalle cose terrene, lo stato dell'essere illuminato e, quindi, a seconda dei vari gradi, l'essere Buddha.

Una volta terminato, il dipinto viene incorniciato con una fascia di broccato. Il tutto sorretto da un'asse di legno arrotondata, nella parte superiore, ed un'asse simile, nella parte inferiore per tenderlo bene.

I tanka vengono esposti nei templi e nelle case private. Sono coperti da una seta e scoperti solo durante le cerimonie ed in presenza dei fedeli affinchè questi possano implorare, ispirandosi alle sacre immagini, la salute fisica, l'allontanamento degli spiriti maligni, la benedizione sulla propria famiglia ed una lunga vita. Ciò soddisfa l'intima ed eterna esigenza umana che, non contentandosi di questa vita e delle cose di questo mondo, si rivolge al soprannaturale per vivere meglio sulla terra ed aspirare, per l'avvenire, a qualcosa di meno perituro.

Nelle famiglie i tanka vengono scoperti anche in presenza di ospiti.

Per dipingere un tanka si richiede un grande impegno ed un lavoro da certosino. Vi si può impiegare un mese, a volte, mesi e, a volte, anni e vi collaborano più artisti.

Cosa rappresentano

Vi sono rappresentati, principalmente le immagini del Buddha e gli episodi della sua vita. I bodhisattva (gli illuminati che cercano di salvare anche gli altri), le varie divinità dell'universo buddista, i monaci che hanno avuto una rilevanza storica, come Tsong Khapa (1357-1419) che nel 1407 fonda la setta del Gelupga, i discepoli, le miserie degli esseri umani e della vita terrena. In genere, il dipinto è suddiviso in tre parti. Nella parte superiore troviamo il sole e la luna che rappresentano il Cielo, al centro il Buddha e le altre divinità e/o i discepoli, sotto il mondo terreno: animali, uomini e cose.

Fonte: Artecinese

lunedì 23 novembre 2009

Il 20 era la giornata per i DIRITTI DEI BAMBINI

In ritardo, ma io l'ho visto solo ora, pubblico il bel video sulla giornata per i Diritti dei Bambini realizzato dall'Unicef per la giornata del 20 Novembre.
I tre video vincitori del concorso "Un minuto di diritti", lanciato da UNICEF e RAI per invitare bambini e ragazzi a dire la loro con un video da 60 secondi. il tema del 2009 è stato il Diritto all partecipazione, sancito dall'art. 13 della Convenzione sui diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza.

sabato 21 novembre 2009

venerdì 20 novembre 2009

Eppure sentire - Un senso di te - Elisa

Elisa
Eppure sentire (Un senso di te)

A un passo dal possibile

A un passo da te
Paura di decidere
Paura di me

Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho

Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è

un senso di te

mmm...mmm...mmm...mmm...
C'è un senso di te
mmm...mmm...mmm...mmm...

Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è

Un senso di te

mmm...mmm...mmm...mmm...
C'è un senso di te
mmm...mmm...mmm...mmm...

Un senso di te
mmm...mmm...mmm...mmm...
C'è un senso di te

giovedì 19 novembre 2009

I tre grandi re d'Israele - Re Saul

Saul (שאול המלך), è un personaggio biblico, era il primo re del Regno di Israele. Era figlio di Kish ed apparteneva alla tribù di Beniamino.

Secondo la narrazione del libro di Samuele, Saul si era recato da Samuele a Ramah per consultarlo, ed il sacerdote lo unse segretamente come Re, per ispirazione di "YHWH" (Dio).

Poco dopo, Samuele radunò l'assemblea del popolo di Israele a Mizpa, dove Saul fu estratto a sorte come Re. In seguito Saul condusse una campagna militare vittoriosa contro gli Ammoniti, confermandosi così nel favore popolare e nella carica. Nella successiva guerra contro i Filistei, Saul con la propria condotta aggressiva, disgustò l'anziano Samuele, che si allontanò da lui. La guerra fu vinta per l'audace imboscata di Gionata, figlio prediletto del Re, contro il campo filisteo.

Nella successiva guerra contro gli Amaleciti, Saul si rifiutò di obbedire al comando di Samuele di distruggere completamente la popolazione e di giustiziare il loro re Agag. Secondo la narrazione del libro di Samuele, questa disobbedienza spinse Samuele stesso a rimuovere l'unzione di re da Saul, a smettere di esserne consigliere e a ungere segretamente, come nuovo re, Davide. Tuttavia la successione non avvenne che diversi anni dopo.

Davide giunse a corte come arpista, per alleviare le sofferenze del re, che, dopo la perdita dell'unzione regale si sentiva perseguitato da uno spirito malvagio. Nella successiva guerra contro i Filistei, Davide ottenne un grande successo sconfiggendo Golia, il campione dell'esercito nemico, ed ottenendo così la vittoria nella battaglia di Gath.

Saul divenne geloso del successo di Davide, che comunque strinse una profonda amicizia con il figlio prediletto del re, Gionata. Tale amicizia fu così profonda da divenire proverbiale.

Nella successiva guerra contro i Filistei, Samuele predisse la sconfitta degli israeliti, ma Saul mosse ugualmente battaglia a Ghilboa, dove venne duramente sconfitto e perse la vita assieme a tre dei suoi figli, incluso Gionata. La narrazione biblica ne descrive il suicidio nelle ultime fasi dello scontro (1 Samuele 31:4).

Secondo un altro passo biblico (2 Samuele 1:6,10), morì ucciso da un Amalecita.

Fonte: Wikipedia

mercoledì 18 novembre 2009

martedì 17 novembre 2009

Pace in Inglese, Ebraico e Arabo

Guardate che bel simbolo, unisce le parole pace nelle tre lingue Inglese, Ebraico e Arabo. E' un invito chiaro ad unirci nella ricerca della pace. Leggete il bell'articolo pubblicato da Bibbiablog sul conflitto arabo-israeliano in Palestina-Israele e sulle comunità che convivono in pace in questa terra martoriata.
“I cristiani devono mostrare di essere portatori di fratellanza al di là delle convenienze politiche”
(Gianluca Solera)
Fonte: Bibbiablog

lunedì 16 novembre 2009

Evoluzione dell'alfabeto latino da quello fenicio

Guardate cliccando su questo link l'evoluzione animata del nostro attuale alfabeto lungo isecoli partendo da quello fenicio.

sabato 14 novembre 2009

Presentazione sulla Bibbia in lingua spagnola - La Biblia

Provate ragazzi a dare un'occhiata a questa bella presentazione sulla Bibbia, è in spagnolo, ma molti di voi ormai lo parlano bene? Merito della Profe Silvia vero?

venerdì 13 novembre 2009

La danza macabra di San Vigilio a Pinzolo (Trento)

Forse la più famosa danza macabra (vedi post di ieri) delle nostre zone è quella che si trova sul muro esterno della chiesetta di San Vigilio presso Pinzolo. Ecco qui sotto alcune informazioni tratte dal sito Agraria.com.


La chiesa di San Vigilio, presso Pinzolo, come ci appare oggi è il risultato di successivi ampliamenti, il più importante dei quali avvenuto nel 1515, di un antica chiesetta forse anteriore al mille, eretta in onore del vescovo Vigilio, patrono della diocesi trentina, e martirizzato in Val Rendena intorno al 400. Fu la chiesa parrocchiale di Pinzolo e Carisolo, fino alla divisione delle parrocchie e alla successive costruzione della chiesa di S. Lorenzo in Pinzolo. È celebre per gli artistici altari, per gli affreschi interni e soprattutto per "La Danza Macabra", l'affresco esterno posto sulla facciata Sud.

Questo è il cupo poema che accompagna gli affreschi:
Io sont la morte che porto corona
Sonte signora de ognia persona
Et cossi son fiera forte et dura
Che trapaso le porte et ultra le mura
Et son quela che fa tremare el mondo
Revolgendo mia falze atondo atondo
O vero l'archo col mio strale
Sapienza beleza forteza niente vale
Non e Signor madona ne vassallo
Bisogna che lor entri in questo ballo
Mia figura o peccator contemplerai
Simile a mi tu vegnirai
No offendere a Dio per tal sorte
Che al transire no temi la morte
Che più oltre no me impazo in be ne male
Che l'anima lasso al judicio eternale
E come tu averai lavorato
Cossi bene sarai pagato...
(come vedete le parole sono quasi identiche a quelle usate da branduardi nel "Ballo in fa minore" pubblicato nel video di ieri)

Il corteo macabro inizia con un gruppo di tre scheletri musicanti, il primo dei quali, seduto su un trono rudimentale, porta in testa la corona a simbolo della Morte sovrana, cui deve sottostare la stessa volontà divina secondo le parole attribuite ai Crocefisso: "O peccator pensa de costei/ la me a morto me che son signor de lei!"
Alla sinistra del Cristo si apre la sfilata delle diciotto coppie, ognuno delle quali è formata da un personaggio vivo, socialmente caratterizzato, e da un morto che lo trascina al ballo. I morti raffigurati come scheletri, nettamente definiti, costituiscono l'elemento dinamico della rappresentazione rivelando intraprendenza e aggressività nel ghigno con cui si rivolgono alle loro vittime e nella varietà dei gesti con cui le afferrano per introdurle al ballo. Alla loro vivacità appare debole la reazione dei vivi che esprimono la più tacita rassegnazione. Il contrasto tra l'atteggiamento dinamico dei morti e la quasi immobilità dei vivi è reso più evidente delle didascalie: in forma di monologo, recitato solo dai primi, ne sottolinea la superiorità. La successione delle coppie riflette la rigida concezione gerarchica della società medievale con la sua divisione tra laici ed ecclesiastici. Questi ultimi aprono la sfilata a partire dalle supreme autorità spirituali: il papa, il cardinale, il vescovo, seguiti dal sacerdote e dal monaco.

giovedì 12 novembre 2009

La danza Macabra - La grande paura del "Cupo Mietitore"!

La danza macabra è un tema iconografico tardomedievale nel quale è rappresentata una danza fra uomini e scheletri.

Gli scheletri sono una personificazione della morte, mentre gli uomini sono solitamente abbigliati in modo da rappresentare le diverse categorie della società dell'epoca, dai personaggi più umili, come contadini e artigiani, ai più potenti, come l'imperatore, il papa, principi e prelati.

Il soggetto ha la funzione di memento mori e, rispetto ai soggetti apocalittici più diffusi nell'alto medioevo, come le rappresentazioni del giudizio universale, esprime una visione più individualistica della morte e talvolta anche una certa ironia nei confronti delle gerarchie sociali dell'epoca. (...)
La diffusione del tema, assieme ad un certo compiacimento nella rappresentazione di scheletri e di morti, è stata messa in relazione con la grande peste del 1348, che infuriò in tutta Europa e che rese la morte un fenomeno familiare nei vari paesi europei.
Fonte: Wikipedia

Qui sotto allego un video del "ballo in Fa minore" di Angelo Branduardi con le immagini del cartone Billy e Mandy e del loro amico Cupo Mietitore.

martedì 10 novembre 2009

I monaci Amanuensi

La scelta delle pergamene da parte del monaco amanuense

La rifilatura dei fogli

Vengono tracciate le righe per la scrittura

Esecuzione di una miniatura

lunedì 9 novembre 2009

domenica 8 novembre 2009

La penna d'oca, antenata della penna stilografica

I ragazzi in classe sono rimasti incuriositi dalla modalità con la quale si produceva la penna d'oca per la scrittura. Ecco delle foto del bel sito italiamedievale, a cui rimando per l'approfondimento.

Ecco due esempi di immagini medioevali in cui si vede la penna d'oca e dai quali si può desumere la sua forma.

sabato 7 novembre 2009

La macchina da stampa di Gutemberg

Ecco come funzionava la macchina da stampa di Gutemberg.

venerdì 6 novembre 2009

Manoscritti medioevali

In questo video si possono vedere bellissimi manoscritti, e verso la fine si spiega come i manoscritti venivano trasformati in libri.

giovedì 5 novembre 2009

No comment


IL CROCEFISSO ROTTO

«Questo crocefisso rotto io l’ho scoperto dentro una cassapanca.. e subito me ne son fatto un compagno e un amico. Al posto del volto è rimasto un incavo ovale, coronato da ciò che resta delle ciocche e del serto di spine...

Nell’incavo che rimane al posto del volto, io posso mettere con la fantasia tutti i volti, gli infiniti volti che passano effimeri sulla terra misteriosamente rassomiglianti fra loro, anche se diversi. Volti di uomini sparsi nel mondo, parlanti ciascuno il proprio linguaggio, segnati ciascuno dal proprio sogno e dal proprio dolore, sospinti ciascuno dal proprio intimo scopo di vita: nati per partire, amare, odiare, confondere l’amore con l’odio, essere piccoli o grandi ma sempre con fatica e con pena, scontare, morire, rinascere in Cristo.

Tanti volti, uno solo: quello di Cristo. Egli è pur sceso fra gli uomini per essere corporalmente simile a loro, salvarli e riceverne in cambio la morte umana e l’ingratitudine perpetua. Qualunque sia, l’uomo reca impresso sulla propria fronte il segno del Salvatore: ed è pur sempre crocifisso al proprio tormento, palese o nascosto, meritato o no.

(Ada Negri)

Fonte: Maridinazareth

La carta

Nel video viene spiegato come nel Medio Evo si fabbricava la carta partendo dagli stracci. Il filmato, scaricato da Youtube, è stato girato in occasione del Mercato delle Gaite a Bevagna in Umbria.
video

mercoledì 4 novembre 2009

La produzione della Pergamena e lo Scriptorium

Ho trovato un bel video che spiega bene come veniva prodotta la pergamena e come funzionava uno scriptorium. E' tratto da Youtube.

martedì 3 novembre 2009

La Pergamena


La pergamena può essere prodotta con pelli di pecora, di capra o di vitello opportunamente depilate e fatte asciugare sotto tensione. La pergamena (membrana in latino) prende nome dalla città di Pergamo (nell' Asia Minore) dove sarebbe stata inventata attorno al II secolo a.C. , come sostituto del papiro. Pergamo aveva una grande biblioteca che rivaleggiava con la famosa Biblioteca di Alessandria. Quando l’Egitto smise di esportare il papiro, a causa della concorrenza culturale fra il sovrano egiziano Tolomeo V ed il re di Pergamo Eumene II, Pergamo replicò inventando la pergamena.Nel mondo antico la pergamena non ebbe comunque grande diffusione, a causa della concorrenza del papiro, prodotto molto più abbondantemente e meno costoso. Soltanto a partire dalla tarda antichità (V secolo) la diffusione della pergamena sembrò aumentare fino a diventare il principale supporto scrittorio durante il Medio Evo e prima di essere sostituita definitivamente dalla carta.

In generale per ottenere la pergamena, la pelle dell'animale era immersa in un calcinaio (una soluzione di acqua e calce) al fine di depilarla. Quest'ultima operazione avveniva su un apposito cavalletto "a schiena d'asino": il pergamenaio con pochi colpi decisi di una lama non tagliente allontanava il pelo dell'animale. A questo punto la pelle era montata su un telaio e lasciata ad essiccare sotto tensione. Durante questa fase si provvedeva anche all'eliminazione dei carnicci residui del lato carne tramite un particolare coltello a mezza luna.

Una volta asciutta la pergamena poteva essere staccata dal telaio per essere utilizzata. Potevano comunque seguire fasi di ulteriore raffinazione del prodotto tramite pietra pomice (per rendere la pergamena più levigata) o colorando la membrana con apposite sostanze coloranti.

(il testo è tratto da Wikipedia)

lunedì 2 novembre 2009

Addio ad Alda Merini, cantrice d'ogni sentimento


Amore

Ti ho perso lungo i solchi della via,
o mio unico amore,

Dio di giacenza e di dubbio
Dio delle mitiche forze
Dio, Dio sempre Dio
che sei più forte degli amplessi
e dei teneri amori.
Che fai crescere le fontane,
che appari e dispari
come un luogotenente del destino.
Perderti è come perdere la speranza
ed io ti ho perduto
non una ma un milione di volte
e ritrovarti è come sorgere dall'eterno peccato
per vedere le falle della vita
ma anche le tue mobili stelle:
TU SEI UN DIO DI AMORE
(Alda Merini)

2 novembre - Commemorazione dei defunti



Scopo della commemorazione di tuttii defunti in passato era quello disuffragare i morti; di qui le Messe, la novena,l’ottavario, le preghiere al cimitero. Questo scopo naturalmente rimane; ma oggi ne avvertiamo un altro altrettanto urgente: creare nel corso dell’anno un’occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte. Spezzare la congiura del silenzio riguardo a essa. (...) La percezione mesta, a volte tragica, della morte è comune a tutti,credenti e non, ma la fede cristiana ha una parola nuova e risolutiva, che oggi dovrebbe risuonare nella Chiesa e nei cuori, una cosa semplice e grandiosa: che la morte c’è, che è il più grande dei nostri problemi, ma che Cristo ha vinto la morte! La morte non è più la stessa di prima, un fatto decisivo è intervenuto. Essa ha perso il suo pungiglione, come un serpente il cui veleno è capace solo di addormentare la vittima per qualche ora, ma non di ucciderla. "La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?" (1Cor 15,55). Il cristianesimo non si fa strada nelle coscienze con la paura della morte, ma con la morte di Cristo. Gesù è venuto a liberare gli uomini dalla paura dellamorte (cfr. Eb 12,14), non ad accrescerla. Ai cristiani angustiati per la morte dialcuni cari, san Paolo scriveva: "Fratelli, non vogliamo lasciarvi nell’ignoranzacirca quelli che sono morti, perché noncontinuiate ad affliggervi come gli altriche non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato;così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui... Confortatevi, dunque, a vicendacon queste parole" (1Tes 4,13ss). Ma come ha vinto la morte Gesù?Non evitandola o ricacciandola indietro,come un nemico da sbaragliare. Ma subendola, assaporandone tutta l’amarezza. Non abbiamo davvero un sommo sacerdote che non sappia compatirela nostra paura della morte! Tre volte nei vangeli si legge che Gesù pianse e,di queste, due furono per un morto. Nel Getsemani egli ha provato, come noi, “paura e angoscia” di fronte alla morte. Che cosa è successo, una volta cheGesù ha varcato la soglia della morte? L’uomo mortale nascondeva dentro di sé il Verbo di Dio, che non può morire. Una breccia è stata aperta per sempre attraverso il muro della morte. Grazie a Cristo, la morte non è più un muro davanti al quale tutto si infrange; è un passaggio,cioè una Pasqua. È una specie di “ponte dei sospiri”, attraverso il quale si entra nella vita vera, quella che non conosce la morte.

Riflettiamo anche con la bella preghiera del mio parroco, don Piergiorgio

BEATO CHI PONE IN TE LA SUA SPERANZA

Beato chi vive con libertà interiore
di fronte alle cose e alle persone.

Beato chi è solidale nella sofferenza.

Beato chi si sente figlio di Dio,
perché costruisce la pace attorno a sé.

Beato chi sa donare il perdono
e chi sa rinunciare ad ogni forma di violenza.

Beato chi segue il tuo disegno di giustizia
nel mondo e nella propria vita.

Beato chi ha un cuore limpido,
capace di decisioni e di affetti autentici,
trasparente della tua presenza.

Grazie, Signore, che ti metti al nostro fianco
affinché noi viviamo con gioia
questo progetto di vita.

(don Piergiorgio Soardo)

Andate poi a visitare la bellissima riflessione fatta dal mio altro parroco don Giovanni Berti a questo indirizzo.

domenica 1 novembre 2009

1 novembre - Tutti i Santi


9Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. 10E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all'Agnello".
(Ap 7,9-10)

I Santi sono coloro che si sono meritati la ricompensa del cielo: poveri in spirito, mansueti, tribolati, giusti, misericordiosi, puri, pacifici e perseguitati a causa di Gesù. Tutti Santi. Innumerevoli Santi, come dice chiaramente l'Apocalisse.
La santità non è dunque rara, se di Santi è gremito il cielo. I Santi non sono soltanto quelli venerati nel Calendario, che pure sono già molti, ma rappresentano una piccolissima quota dei Santi che, come dice San Giovanni, " nessuno potrebbe contare " tranne Dio.
Nel Calendario, la Chiesa ha segnato soltanto i nomi di coloro la cui vita è stata riconosciuta esemplare. Ma sono santi tutti coloro che si salvano, e sperano di salvarsi per i meriti di Gesù.
Oggi è dunque la grande festa della Chiesa trionfante, che attorno al trono di Dio esulta nella sterminata assemblea dei salvati, mentre, come dice San Giovanni, " tutti gli angeli gridano: "La benedizione e la gloria e la sapienza e il ringraziamento e l'onore e la potenza e la forza del nostro Dio, per i secoli dei secoli" ".
Resta da dire brevemente come e quando venne istituita la festa di Tutti i Santi o, come si dice più latinamente, di Ognissanti.
Anche questa festa venne dalla Chiesa Orientale, e fu accolta a Roma quando il Papa Bonifacio IV tra-sformò il Pantheon, dedicato a tutti gli dei dell'antico Olimpo, in una Chiesa in onore della Vergine e di tutti i Santi.
Ciò avveniva il 13 maggio del 609. Alcuino, il maestro di Carlomagno, fu uno dei propagatori della festa. Egli era un inglese di York, e i Celti consideravano il 1° novembre giorno di solennità, perché segnava l'inizio della stagione invernale.
Si pensa perciò che lo spostamento della festa, dal 13 maggio al 1° novembre, sia stato determinato da influenze anglosassoni e francesi. Ciò avvenne nel 1475, sotto il pontificato di Sisto IV.


Fonte: Santi e Beati
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