martedì 20 aprile 2010

La fede e Galileo

Riporto un testo da Flipnews su incontro fra Monsignor Ravasi e il professor Ugo Amaldi il 29 luglio 2009.

Galileo Galilei e il suo pensiero su scienza e fede sono stati i grandi protagonisti dell’incontro-dialogo
tra monsignor Gianfranco Ravasi e il professor Ugo Amaldi nella cattedrale di Pisa, in occasione dei festeggiamenti per l’Anno internazionale dell'Astronomia, indetto dall’ONU per celebrare i 400 anni delle prime osservazioni astronomiche e dedicato al grande scienziato e astronomo pisano. Ravasi ed Amaldi sono stati salutati dall’arcivescovo di Pisa, monsignor Benotti, che ha sottolineato come la Cattedrale di Pisa e l’intera Piazza dei Miracoli siano ancora permeati dal genio e dalle sperimentazioni di Galileo, che nel Battistero è stato battezzato, nel Duomo, osservando le oscillazioni di una lampada sospesa nella navata centrale, ha scoperto l'isocronismo delle piccole oscillazioni di un pendolo e dalla Torre ha fatto cadere i gravi che gli hanno permesso di formulare il cosiddetto principio della relatività galileiana. L’arcivescovo ha quindi lasciato spazio ai due “contendenti” citando l’enciclica Fides e Ratio di Giovanni Paolo II: “La fede e la ragione sono le due ali con cui lo spirito umano si eleva”.

“Se bene la Scrittura non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de' suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel puro significato delle parole, perché così vi apparirebbono non solo diverse contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora; poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti corporali e umani, come d'ira, di pentimento, d'odio, e anco talvolta l'obblivione delle cose passate e l'ignoranza delle future”. Da queste parole di Galileo e dalla lettura dell’intera lettera del 21 dicembre 1613 all’amico benedettino Benedetto Castelli, sono partite le riflessioni del professor Ugo Amaldi, docente di fisica medica all’università di Milano «Bicocca» e presidente della Fondazione Tera. Subito un omaggio a Galileo: «Tanti avevamo puntato il cannocchiale sulla terra, Galileo è il primo a puntarlo in cielo, facendo un grosso passo in avanti, soprattutto intellettuale. Galileo ci dice, nella lettera alla granduchessa Cristina di Lorena, che la Bibbia ci insegna “come si vadia in cielo e non come vadia il cielo”. Le attuali teorie scientifiche, dalla visione cosmocentrica alla teoria evoluzionistica, fino alle più moderne concezioni fisico-astronomiche, che annullano il predominio dell’uomo e ne mostrano la marginalità nell’universo, possono coesistere con la fede ebraico-cristiana (e non solo) che mette l’uomo al centro della creazione?».

Ha raccolto la provocazione Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: «La Bibbia non nega la ‘fragilità’ dell’uomo. Il salmo 8 dice “Se guardo la luna, il cielo e le stelle, che cosa è l’uomo perché mi ricordi di lui?”. Ma questa sua fragilità non impedisce al Dio-con-noi della Torah di amarlo e di porlo al centro del mondo, dandogli il principio della conoscenza e quello della libertà. Non è la grandezza cosmica quella con cui misurare l’uomo…». E citando Pascal, Ravasi ha ricordato che, anche se misero e debole, l’uomo è sempre più grande di ciò che l’uccide, perché l’uomo sa di morire e conosce la forza del creato su di lui. «Noi non possiamo avere una conoscenza solo di tipo scientifico, ma abbiamo bisogno di tanti tipi di conoscenze, o meglio di meta-conoscenze. Scienza e fede non interferiscono affatto, dato che lavorano su piani separati: la fede parla ed opera sul piano metafisico del mondo, mentre la scienza lo fa su quello fisico».

Monsignor Ravasi ha quindi elogiato gli uomini di scienza: «Lo scienziato non è l’uomo che fornisce vere risposte, è invece colui che pone le vere domande», e ha concluso con le parole del fisico Arno Penzias (“naturalmente” ateo): “Noi abbiamo bisogno della religione, e non perché ci aiuti coi nostri strumenti, ma perché sarebbe orribile vivere in un mondo senza significato!”.

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