domenica 15 maggio 2011

Tra fede e scienza - Papa Benedetto XVI quando era ancora cardinale

Joseph Ratzinger: Fede nella creazione e teoria dell'evoluzione, da "Wer ist das eigentlich - Gott?" (1969)
[...] siamo ora giunti al punto in cui si può rispondere alla domanda come l'affermazione teologica della creazione particolare dell'uomo possa coesistere con un'immagine evolutiva del mondo, cioè che forma essa debba assumere in una concezione evolutiva del mondo. Trattare questo nel particolare oltrepasserebbe di certo l'ambito di questo tentativo; un paio di accenni devono bastare. Ci sarebbe da ricordare innanzitutto che anche rispetto alla creazione dell'uomo la creazione non indica un principio lontano, ma con Adamo significa ognuno di noi: ogni uomo è in rapporto diretto con Dio. La fede afferma sul primo uomo nulla di più che su ciascuno di noi e viceversa su di noi nulla di meno che sul primo uomo. Ogni uomo è più che un prodotto di disposizioni ereditarie e ambiente, nessuno è solo risultato dei fattori calcolabili del mondo, il mistero della creazione sta sopra ognuno di noi. Poi ci sarebbe da riprendere in considerazione il fatto che lo spirito non si aggrega alla materia come qualcosa di estraneo, come una sostanza altra; la comparsa dello spirito dopo quello che abbiamo detto significa piuttosto che un moto progressivo raggiunge la sua meta stabilita. Infine ci sarebbe da dire che proprio la creazione dello spirito si dovrebbe presentare meno di tutto come un'azione artigianale di Dio, che così improvvisamente comincerebbe a trafficare nel mondo. Se la creazione significa dipendenza dall'essere, allora una particolare creazione non è altro che una particolare dipendenza dall'essere. L'affermazione che l'uomo è creato da Dio in un modo più specifico, più diretto delle cose naturali significa, detta in modo meno metaforico, semplicemente questo, che l'uomo è voluto da Dio in modo specifico: non solo come un essere che "c'è", ma come un essere che lo riconosce; non solo come una creatura che lui ha pensato, ma come esistenza che può a sua volta pensare lui. E' questo specifico essere voluto e riconosciuto da Dio, che è proprio dell'uomo, che noi chiamiamo creazione particolare.

A partire da qui si potrebbe addirittura formulare una diagnosi sulla forma dell'umanazione (il diventare uomo): l'argilla divenne uomo nell'istante in cui un essere per la prima volta, anche se ancora in modo confuso, riuscì a sviluppare l'idea di Dio. Il primo tu che fu pronunciato – balbettando come sempre – nei confronti di Dio dalle labbra dell'uomo, indica l'istante in cui lo spirito era nato nel mondo. Qui fu attraversato il Rubicone dell'umanazione. Poiché l'uomo non è costituito dall'utilizzo delle armi o del fuoco né dalle nuove forme della crudeltà o dell'utilitarismo, ma dalla sua capacità di essere immediatamente in rapporto con Dio. Questo stabilisce la dottrina della particolare creazione dell'uomo. Soprattutto qui sta il centro della fede nella creazione. Sta qui anche la ragione per cui l'istante dell'umanazione non può essere fissato dalla paleontologia: l'umanazione è l'insorgenza dello spirito, che non si può dissotterrare con la vanga. La teoria dell'evoluzione non annulla la fede, e nemmeno la conferma. Ma la sfida a comprendere meglio se stessa e ad aiutare in questo modo l'uomo a capire sé e a diventare sempre più quello che deve essere: l'essere che può dire tu a Dio per l'eternità.

Traduzione italiana pubblicata su Il Foglio quotidiano, venerdì 23 dicembre 2005 , anno X, n. 303, pag 1.

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