giovedì 29 aprile 2010

I primi cristiani - los primeros cristianos

Il gruppo dei discepoli, in modo particolare quello degli Apostoli, si trasforma in una nuova famiglia nella quale la cosa più importante è l'amore vicendevole.
(El grupo de los discípulos, y en especial el de los apóstoles, se convierte en una nueva familia en la que lo más importante es el amor de unos a otros)






mercoledì 28 aprile 2010

Cerca la parola - Word search game

Cerca le parole delle prime comunità cristiane. Attento possono in tutte le direzioni, anche in diagonale.

lunedì 26 aprile 2010

The Big Game

Trovato su Gioco.it, mi ha affascinato... L'accordo tra Dio e il Diavolo mi ricorda la vicenda di Giobbe...

Informazioni per il gioco:
Come salvatore dell'umanità sei la risorsa speciale di Dio nella sua scommessa contro il diavolo.
Istruzioni per The Big Game: Tasti freccia = Muovi
Barra spaziatrice = Pausa

Avvicinati ai civili per fare in modo che ti seguano evitando i mostri che stanno girovagando intorno a loro e che uccideranno ogni persona che toccano.
Raccogli monete per comprare oggetti nel negozio.
Prendi i potenziamenti che ti aiuteranno a uccidere i mostri, a proteggerti o a camminare più velocemente.
Porta nel dirigibile il numero richiesto di abitanti del villaggio (con un bonus se trovi la ragazza più carina) prima dello scadere del tempo.

martedì 20 aprile 2010

La fede e Galileo

Riporto un testo da Flipnews su incontro fra Monsignor Ravasi e il professor Ugo Amaldi il 29 luglio 2009.

Galileo Galilei e il suo pensiero su scienza e fede sono stati i grandi protagonisti dell’incontro-dialogo
tra monsignor Gianfranco Ravasi e il professor Ugo Amaldi nella cattedrale di Pisa, in occasione dei festeggiamenti per l’Anno internazionale dell'Astronomia, indetto dall’ONU per celebrare i 400 anni delle prime osservazioni astronomiche e dedicato al grande scienziato e astronomo pisano. Ravasi ed Amaldi sono stati salutati dall’arcivescovo di Pisa, monsignor Benotti, che ha sottolineato come la Cattedrale di Pisa e l’intera Piazza dei Miracoli siano ancora permeati dal genio e dalle sperimentazioni di Galileo, che nel Battistero è stato battezzato, nel Duomo, osservando le oscillazioni di una lampada sospesa nella navata centrale, ha scoperto l'isocronismo delle piccole oscillazioni di un pendolo e dalla Torre ha fatto cadere i gravi che gli hanno permesso di formulare il cosiddetto principio della relatività galileiana. L’arcivescovo ha quindi lasciato spazio ai due “contendenti” citando l’enciclica Fides e Ratio di Giovanni Paolo II: “La fede e la ragione sono le due ali con cui lo spirito umano si eleva”.

“Se bene la Scrittura non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de' suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel puro significato delle parole, perché così vi apparirebbono non solo diverse contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora; poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti corporali e umani, come d'ira, di pentimento, d'odio, e anco talvolta l'obblivione delle cose passate e l'ignoranza delle future”. Da queste parole di Galileo e dalla lettura dell’intera lettera del 21 dicembre 1613 all’amico benedettino Benedetto Castelli, sono partite le riflessioni del professor Ugo Amaldi, docente di fisica medica all’università di Milano «Bicocca» e presidente della Fondazione Tera. Subito un omaggio a Galileo: «Tanti avevamo puntato il cannocchiale sulla terra, Galileo è il primo a puntarlo in cielo, facendo un grosso passo in avanti, soprattutto intellettuale. Galileo ci dice, nella lettera alla granduchessa Cristina di Lorena, che la Bibbia ci insegna “come si vadia in cielo e non come vadia il cielo”. Le attuali teorie scientifiche, dalla visione cosmocentrica alla teoria evoluzionistica, fino alle più moderne concezioni fisico-astronomiche, che annullano il predominio dell’uomo e ne mostrano la marginalità nell’universo, possono coesistere con la fede ebraico-cristiana (e non solo) che mette l’uomo al centro della creazione?».

Ha raccolto la provocazione Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: «La Bibbia non nega la ‘fragilità’ dell’uomo. Il salmo 8 dice “Se guardo la luna, il cielo e le stelle, che cosa è l’uomo perché mi ricordi di lui?”. Ma questa sua fragilità non impedisce al Dio-con-noi della Torah di amarlo e di porlo al centro del mondo, dandogli il principio della conoscenza e quello della libertà. Non è la grandezza cosmica quella con cui misurare l’uomo…». E citando Pascal, Ravasi ha ricordato che, anche se misero e debole, l’uomo è sempre più grande di ciò che l’uccide, perché l’uomo sa di morire e conosce la forza del creato su di lui. «Noi non possiamo avere una conoscenza solo di tipo scientifico, ma abbiamo bisogno di tanti tipi di conoscenze, o meglio di meta-conoscenze. Scienza e fede non interferiscono affatto, dato che lavorano su piani separati: la fede parla ed opera sul piano metafisico del mondo, mentre la scienza lo fa su quello fisico».

Monsignor Ravasi ha quindi elogiato gli uomini di scienza: «Lo scienziato non è l’uomo che fornisce vere risposte, è invece colui che pone le vere domande», e ha concluso con le parole del fisico Arno Penzias (“naturalmente” ateo): “Noi abbiamo bisogno della religione, e non perché ci aiuti coi nostri strumenti, ma perché sarebbe orribile vivere in un mondo senza significato!”.

domenica 18 aprile 2010

Il bruco Giovanni e il Gelso


Dal mio amico Luca ricevo questa storia, anche lui l'ha ricevuta via mail. Forse gira da tempo.... ma è carina e ve la pubblico e la corredo con un'immagine del Messaggero dei Ragazzi. Date un'occhiata e ditemi il vostro parere.

Il bruco Giovanni e il gelso

C'era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po' per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso. "Sei veramente fortunato, vecchio mio", diceva Giovanni al gelso. "Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l'estate verrà l'autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito". Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po': "Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata...". Giovanni agitava il testone e brontolava: "Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta". "Ma Giovanni", chiese una volta il gelso, "tu non sogni mai?". Il bruco arrossì. "Qualche volta", rispose timidamente. "E che cosa sogni?". "Gli angeli", disse, "creature che volano, in un mondo stupendo". "E nel sogno sei uno di quelli?". "Sì", mormorò con un filo di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo. Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. "Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!". Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. "Chi ti mette queste idee in testa?", brontolava Pierbruco. "Il tempo vola, non c'è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!". "Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati". "Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni", rispondeva l'amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. "Presto tutto finirà... scrunch... Non c'è niente dopo... scrunch... Certo, io mangioŠ scrunch, bevo e mi diverto più che posso... scrunch... ma... scrunch... non sono felice... scrunch. I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni", bofonchiava, lavorando di mandibole. Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. "Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l'ultimo. Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!". "Finalmente! Potrò far ricrescere un po' di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! Arrivederci, Giovanni!", sorrise il gelso. "Ti sbagli gelso. Questo... sigh... è... è un addio, amico!", disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. "Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!". Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. "Oh", ribatté il gelso, "vedrai!". E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. "Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?". "Ciao Giovanni! Hai visto, che avevo ragione io?", sorrise il vecchio albero. "O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?". Parlare di Risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi. Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi. Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola?

venerdì 16 aprile 2010

venerdì 9 aprile 2010

Pesach - Haggadah trasillerata e con testo in Italiano

In questi giorni non c'è stata solo la Pasqua cristiana, ovviamente come detto in classe la Pasqua cristiana è legata alla Pasqua ebraica, che quest'anno era dal 30 marzo al 6 aprile.
Io come al solito mi perdo in mille cose da fare e non ho aggiornato il sito in tempo, devo chiedere scusa ai fratelli ebrei se solo adesso faccio loro gli auguri di Buona Pesach e con l'occasione pubblico un link ad un sito ebraico Italiano (Kosherlive) che ha pubblicato il testo della Aggada' di Pasqua traslitterata, cioè è possibile leggere il testo perchè non è scritto in ebraico ma con caratteri del nostro alfabeto.

Haggada' di Pesach traslitterata

Traslitterazione e annotazioni di Rav Benedetto Carucci Viterbi

Ma che cos'è l'Haggada'?

Haggadah (in ebraico הגדה, lett. racconto) è una forma di narrazione usata nel Talmud e in alcune parti della liturgia ebraica.

Di particolare rilevanza la Haggadah di Pesach che costituisce la liturgia associata al Seder di Pesach (è una cena particolare che si consuma seguendo un ordine rituale ben preciso nelle prime due sere della festa di Pesach), e che è una descrizione dell'esodo del popolo ebraico dall'Egitto dei Faraoni (circa 1500 a.e.v.).

Fonte: Wikipedia

lunedì 5 aprile 2010

Quante uova avete mangiato oggi?

Fai cantare le uova cliccando su di esse. Simpatico no?








Lunedì di Pasqua - Lunedì dell'Angelo - Pasquetta

(Annibale Carracci - Le pie donne al sepolcro)
Il lunedì dell'Angelo (detto anche lunedì di Pasqua oppure Pasquetta) è il giorno dopo la Pasqua.
Prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l'incontro dell'angelo con le donne giunte al sepolcro. Popolarmente si usa maggiormente il termine Pasquetta.
Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salome andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l'accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto" (Mt 28,5-6). E aggiunse: "Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli", e si precipitarono a raccontare l'accaduto agli altri.
Il lunedì dell'Angelo è giorno dell'ottava di Pasqua, ma non è giorno di precetto per i cattolici, cosa che comporterebbe l'obbligo di partecipare alla santa messa.
Il lunedì dell'Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme a parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull'erba e attività all'aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata "fuori le mura" o "fuori porta".


Fonte: Wikipedia

domenica 4 aprile 2010

Pasqua: fede nella vittoria di Gesù Cristo



È sulla fede nella vittoria di Gesù Cristo sulla morte che si gioca lo specifico del cristianesimo. Ha scritto l’apostolo Paolo: «Se Gesù Cristo non è risorto, vana allora è la nostra fede … e i cristiani sono da compiangere più di tutti gli uomini» (1Cor 15,17.19). Sì, questo è il senso della grande festa di Pasqua e, insieme, il debito che i cristiani hanno verso gli altri uomini, la speranza che possono offrire agli uomini tutti: ormai la morte non è più la parola definitiva, ma è solo l’esodo da questo mondo al Padre, che ci richiamerà tutti a vita eterna…

Enzo Bianchi

Leggi tutta l'omelia cliccando qui.

Pasqua di Risurrezione


"...possiamo chiederci: e noi come ci poniamo di fronte al sepolcro vuoto? Crediamo alla resurrezione di Gesù? Siamo accompagnati in questa domanda anche da Pietro e dal discepolo amato che, spinti dalle parole di Maria, corrono al sepolcro: «Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro». Forse è l’amore di predilezione ricevuto su di sé a renderlo più veloce, perché all’amore si risponde con l’amore che non indugia… «Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò»: egli attende Pietro, lascia entrare per primo chi per volontà del Signore godeva di un primato nel gruppo dei Dodici. Pietro allora «entrò nel sepolcro e osservò le bende per terra e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte»: osserva tutto con precisione, ma neppure il suo sguardo razionale e preciso è sufficiente a cogliere il mistero. Anche lui, per ora, rimane nelle tenebre dell’incredulità.

«Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette». Cosa ha visto? Nessun oggetto specifico: è l’assenza stessa che, riempita dall’amore, diventa per lui evocatrice di una Presenza. Del resto Gesù l’aveva promesso: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21); e così nell’amore che lo lega a Gesù, il discepolo amato comincia a intuire e a lasciar spazio nel proprio animo alla novità compiuta da Dio… Ma per il salto decisivo della fede, per vedere la vita nel luogo della morte, occorre credere alla testimonianza della Scrittura: accostata al vuoto della tomba, la Scrittura la riempie di una Parola che è all’origine della resurrezione, perché è la Parola stessa del Dio della vita. Ecco l’inizio della fede pasquale, che troverà la sua pienezza con il dono dello Spirito capace di illuminare le menti, aprendole all’intelligenza della Scrittura (cf. Lc 24,45): l’amore per Gesù e la comprensione in profondità della Scrittura si completano a vicenda nel condurre alla fede nella resurrezione…

È sulla fede nella vittoria di Gesù Cristo sulla morte che si gioca lo specifico del cristianesimo. Ha scritto l’apostolo Paolo: «Se Gesù Cristo non è risorto, vana allora è la nostra fede … e i cristiani sono da compiangere più di tutti gli uomini» (1Cor 15,17.19). Sì, questo è il senso della grande festa di Pasqua e, insieme, il debito che i cristiani hanno verso gli altri uomini, la speranza che possono offrire agli uomini tutti: ormai la morte non è più la parola definitiva, ma è solo l’esodo da questo mondo al Padre, che ci richiamerà tutti a vita eterna…

Enzo Bianchi

sabato 3 aprile 2010

il Sabato Santo - il Giorno del Silenzio

Il sabato santo per i cristiani è il giorno del silenzio... non ci sono parole, c'è solo lo sbigottimento e il dolore... c'è però anche la speranza, anzi la certezza che tutto non può finire così!
"Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, perché il re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace, perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. […] Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione"

Anonimo del IV sec., Omelia sul sabato santo

Posto tra due giorni così carichi di eventi come il venerdì santo e la domenica di Pasqua, esso è un giorno di passaggio, ma non per questo è meno significativo degli altri due: l’antica tradizione della Chiesa, sulla base di alcuni passi della Scrittura (ad esempio, 1Pt 3,18-19), contempla in questo giorno la discesa di Cristo agli inferi. Con la risurrezione infatti egli non passò direttamente dalla croce al cielo, ma dalla croce fu deposto nel sepolcro, e di lì discese ancora, agli inferi, luogo della morte, del peccato, della sofferenza, luogo in cui l’uomo è umiliato a annientato. È in questo luogo che, secondo la tradizione patristica, Cristo scende prima di risorgere.




“Cristo è risorto dai morti, con la morte calpesta la morte, e a coloro che sono nei sepolcri fa dono della vita”.


Antico testo della liturgia Bizantina



Il Sabato Santo è il secondo giorno del Triduo Pasquale. In tale giornata, come nel Venerdì Santo, la Chiesa cattolica non offre il sacrificio della Messa fino alla Veglia Pasquale, che si svolge nella notte tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua; in molte chiese rimane esposta la Croce servita per l'adorazione il Venerdì Santo; l'Eucarestia non è conservata nel Tabernacolo, ma viene portato in un altro luogo della chiesa chiamato altare della deposizione. Le luci e tutte le candele sono spente. Gli altari sono spogli, senza tovaglia né copritovaglia. Sui tabernacoli manca il conopeo. Questo è un giorno di silenzio per la Chiesa cattolica, durante il quale i cristiani attendono il gioioso annuncio della Risurrezione. È questo l'unico giorno dell'anno in cui non viene distribuita l'Eucarestia al popolo, se non per viatico. La Chiesa cattolica considera degno di lode protrarre il digiuno ecclesiastico e l'astinenza dalla carne anche in questa giornata, fino alla Veglia Pasquale, tuttavia non ne fa un obbligo per i fedeli.
Fonte: Wikipedia

venerdì 2 aprile 2010

Quinto anniversario della morte di Giovanni Paolo II

Fonte: Cultura e Culture

La crocefissione

Il Venerdì Santo - il giorno della morte di Gesù


Per la Chiesa cattolica, il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù Cristo, secondo giorno del Triduo Pasquale, che ha inizio con la liturgia vespertina o in Coena Domini del giovedì santo. Come nel Mercoledì delle Ceneri, i fedeli dai 14 anni di età sono invitati all'astinenza dalla carne (sono ammessi uova e latticini), e quelli dai 18 ai 60 anni al digiuno ecclesiastico, che consiste nel consumare un solo pasto (pranzo o cena) durante la giornata (è ammessa, oltre a questo, una piccola refezione). Non si celebra l'Eucaristia (la Messa) né si suonano le campane, che tradizionalmente richiamano i fedeli alla celebrazione dell'eucaristia: esse suonano per l'ultima volta la sera del giovedì santo per poi tornare a suonare a mezzanotte durante la Veglia Pasquale, come segno dell'annuncio dei Cristiani della resurrezione del Signore. Durante la celebrazione liturgica pomeridiana del Venerdì santo si distribuisce l'eucaristia consacrata il giorno precedente, il Giovedì Santo (Celebrazione In coena Domini), in cui si ricorda l'ultima cena del Signore con i discepoli e il tradimento di Giuda. La liturgia inizia nel silenzio, come si era chiusa quella del giorno precedente e come si apre quella della veglia di pasqua nella notte del sabato santo, quasi a sottolineare come il triduo pasquale sia un'unica celebrazione per i Cristiani. Solitamente, in ogni parrocchia si effettua la Via Crucis o più in generale la processione devozionale con il Crocifisso, le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, o le statue che rappresentano i Misteri, ossia le stazioni della Via Crucis. Il Papa celebra quest'ultimo rito presso il Colosseo.
Fonte: Wikipedia
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...