Quando il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi alla presenza dell'Arca, nel giorno dello Yom Kippur, lo faceva solo sotto la copertura di una nuvola di incenso, forse destinato a mascherare la vista del Shekhinà in tutto il suo splendore (Lv 16,13).

Il Sommo Sacerdote, in ebraico chiamato Kohen Gadol (כהן גדול = "Gran Sacerdote") era il capo della classe sacerdotale.
In epoca ellenista (II-I secolo a.C.) la carica smise di essere ereditaria e la nomina fu affidata al regnante di turno, straniero (Seleucidi) o ebreo (Maccabei) che fosse. Erode il grande nominò almeno 6 sommi sacerdoti, e in seguito i governatori romani si arrogarono il diritto di nomina. Sempre a partire dall'epoca ellenista, quando il Sinedrio divenne un'istituzione stabile e influente, il Sommo sacerdote prese ad essere il capo di quest'organo legislativo ed esecutivo.
Dopo la distruzione del Tempio nell'anno 70 il servizio sacerdotale cessò e con esso la carica del sommo sacerdote. I sacerdoti lasciarono Gerusalemme e si dispersero in varie città. In seguito anche il Sinedrio cessò di riunirsi e non fu più nominato un sommo sacerdote.


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