giovedì 21 ottobre 2010

Il Rosario

Nei giorni scorsi ho pubblicato un video che spiegava come creare una decina di rosario da portare al polso come un braccialetto. Ma dei ragazzi a scuola mi hanno detto che non sanno che cos'è il rosario. Ecco qui una breve ricerca tratta da varie pagine di Wikipedia e semplificata da me.

CHE COS'E' IL ROSARIO?

Il rosario è una preghiera devozionale a carattere litanico (cioè una successione, ripetizione di affermazioni o invocazioni) tipica del rito latino della Chiesa cattolica. La chiesa, per tradizione, ne attribuisce la nascita ad un'apparizione della Madonna con la consegna del rosario a San Domenico. Le sue origini sono tardomedievali: fu introdotto dall'ordine domenicano e diffuso, soprattutto dal Seicento, grazie alla diffusione delle Confraternite del Santo Rosario, la prima delle quali risale al 1476. Questa pratica ha subìto notevoli varianti nel corso dei secoli.

La preghiera consiste in cinque serie (chiamate poste) di dieci Ave Maria unite alla meditazione dei Misteri (eventi, momenti o episodi significativi) della vita di Cristo e di Maria. Il conto si tiene facendo scorrere tra le dita i grani della corona (vedi sotto). Il nome significa "corona di rose", con riferimento al fiore mariano per eccellenza, simbolo della stessa Ave Maria.

CHE COSA SI USA PER PREGARE IL ROSARIO?

La corona, a volte chiamata anch'essa rosario, si adopera per tenere il conto delle preghiere che si recitano. In quest'ultima la corona del rosario di norma è formata da 50 grani in gruppi di dieci (le decine), con un grano più grosso tra ciascuna decade. Per i grani venivano tradizionalmente usati i semi dell'albero del mogano, o perle, ma ora si usano altri materiali più economici e artificiali.

COME SI PREGA?

Si inizia
con il segno della croce.
Si recitano quindi:
  • un Credo
  • un Padre Nostro
  • tre Ave Maria per richiamare le tre virtù teologali: la fede, la speranza e la carità
  • un Gloria al Padre

oppure

  • O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto
  • un Gloria al padre.

Si recita una corona di cinque decine, facendole precedere dal richiamo del mistero a cui è legata.
Ogni decina è composta da:

  • un Padre Nostro
  • dieci Ave Maria
  • un Gloria al Padre
  • tipicamente, dopo il Gloria, si recita anche la preghiera della Madonna di Fatima: «Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia», oppure l'Eterno Riposo: «L'eterno riposo dona loro (lui) o Signore, e splenda ad essi (a lui) la luce perpetua. Riposino (riposi) in pace. Amen.» , se la preghiera è per uno o più defunti.

Dopo le cinque decine si recitano:

  • un Padre Nostro
  • un' Ave Maria
  • un Gloria al Padre

secondo le intenzioni del Papa.

Si recita una Salve Regina, letta o cantata.

Durante la recita collettiva, ciascuna di queste preghiere viene eseguita in forma responsoriale: per metà dalla persona che guida la recita, per l'altra metà da tutti gli altri.

Se è presente un sacerdote, a questo punto può impartire la benedizione. Si termina con il segno della croce.

QUALI SONO I MISTERI E QUANDO SI RECITANO?

Misteri gaudiosi (o della gioia) - da recitarsi il lunedì e il sabato

  1. L'annunciazione dell'Arcangelo Gabriele a Maria Vergine
  2. La visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta
  3. La nascita di Gesù
  4. La presentazione di Gesù al Tempio
  5. Il ritrovamento di Gesù al Tempio

Misteri dolorosi (o del dolore) - da recitarsi il martedì e venerdì

  1. L'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi
  2. La flagellazione di Gesù alla colonna
  3. L'incoronazione di spine
  4. Gesù è caricato della Croce
  5. La crocifissione e la morte di Gesù

Misteri gloriosi (o della gloria) - da recitarsi il mercoledì e la domenica

  1. La resurrezione di Gesù
  2. L'ascensione di Gesù al Cielo
  3. La discesa dello Spirito Santo
  4. L'assunzione di Maria Vergine al Cielo
  5. L'incoronazione di Maria Vergine

Misteri luminosi (o della luce) - da recitarsi il giovedì

  1. Il battesimo di Gesù nel fiume Giordano
  2. Le nozze di Cana
  3. L'annuncio del Regno di Dio
  4. La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor
  5. L'istituzione dell'Eucaristia
Nota: quest' ultimo mistero è stato introdotto da Giovanni Paolo II nel 2002.

E NELLE ALTRE RELIGIONI?

Oggetti simili al rosario sono rintracciabili in varie religioni: nell'induismo, nel buddhismo, nell'islam, nell'oriente cristiano.
Un japa mala (a volte chiamato semplicemente mala) è un rosario indiano. Japamala è una parola composta da japa che significa "ripetizione" e mala che significa "circolo".

Viene spesso usato come strumento per la pratica di ripetere un mantra un determinato numero di volte (mantra= preghiera che viene ripetuta per un certo numero di volte per ottenere un effetto spirituale o anche fisico come il rilassamento).

Dato che i mantra vengono spesso ripetuti centinaia o migliaia di volte, il japa mala viene utilizzato allo scopo di evitare di pensare al numero di ripetizioni eseguite.

Il numero di semi è variabile a seconda della grandezza del japa mala; tuttavia, il numero più ricorrente è sicuramente 108.

Il Komboloi o koboloi (in greco Κομπολόι) è il tipico rosario greco.

Non ha un numero definito di perle che non sono fisse ma libere di scorrere lungo il filo. La parola deriva da kobas, che significa corda; ed infatti i primi komboloi erano semplici cordicelle annodate.

La funzione originaria di conta-preghiere è andata lentamente perdendosi nel tempo e oggi è spesso usato come scacciapensieri oltre ad essere per consuetudine principalmente della popolazione maschile greca.

La preghiera che viene recitata con il komboloi è quella del cuore: Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore. Questa supplica, intercalata nel grano maggiore con un Padre nostro, viene ripetuta per tutti i grani del conta preghiere. Ci sono alcuni komboloi che terminano con una croce e altri con una nappa; essa viene messa perché con questa nappa si dovrebberero asciugare le lacrime seguite alla preghiera del cuore.

Tasbih (تسبيح) è una forma di preghiera litanica che prevede la ripetitzione di frasi brevi per glorificare Dio, nell'Islam.

Consiste nei 99 "Bei Nomi" (al-Asmāʾ al-usnà) che si recitano, a mo' di giaculatoria, sgranando il tasbīḥ, che può avere tutti i 99 grani o, più spesso, solo 33, da sgranare per 3 volte mentre si enunciano mentalmente, o mormorandoli, i Nomi di Dio.

Il "Tasbih" è fatto comunemente di varie pietre o perline di legno, ma anche di semi di oliva, avorio, ambra, perle o di plastica.

Oltre alle 99 perline, il tasbih comprende anche:

il "nisane", un disco che separa ogni 33 perle,

il "pul", una piccola perla che segna la settima posizione,

il "tassel" (nappa), che è un lungo pezzo che segna l'inizio della stringa,

la" tepelik "nella parte superiore della nappa.

(nella foto sopra vediamo un tasbih semplice a 33 grani)

L'Akṣamālā (in sanscrito, 佛珠 Fózhū in cinese, 念珠; nenju 数珠 juzu in giapponese) è una collana in di grani utilizzata nel mondo buddhista per la recitazione di mantra e formule rituali.

Originatosi in India almeno dal II secolo a.C., quando fu raffigurato negli affreschi delle Grotte di Ajanta, l'akṣamālā si diffuse in tutti i paesi asiatici che furono influenzati dalla diffusione del Buddhismo.
Usualmente di 108 grani (o in multipli di 9), numero ricorrente nella numerologia buddhista e dai vari significati, l'akṣamālā può essere costituito di grani di varia natura: dalle perle al legno di sandalo, alle ossa umane in area di cultura tibetana.

La pratica prevede che l'akṣamālā venga utilizzata per mantenere il calcolo delle recitazioni senza distrarre la mente dalla pratica religiosa con un calcolo numerico mentale: ad ogni recitazione la mano destra sgrana di un elemento dell'akṣamālā in senso orario, mantenendo quindi un rapporto con la circumambulazione solare, ovvero oraria, degli Stūpa (edifici religiosi buddhisti) e con l'analogo modo di procedere all'interno dei templi buddhisti.

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