domenica 17 febbraio 2019

BREVE STORIA DELLA STAMPA

L'opera degli Amanuensi fu indispensabile per la conservazione del sapere antico, ma aveva un limite implicito nel fatto di essere un processo lento e dispendioso.  Per poter copiare un libro ci volevano mesi, in qualche caso anni. 
Molti provarono ad inventare tecniche per accelerare e meccanizzare  la produzione dei libri. 
Ma si  rivelarono poco adatte allo scopo.
Senza l'invenzione della stampa a caratteri mobili, meno persone saprebbero leggere, alcuni eventi storici non sarebbero giunti a noi e le più grandi scoperte scientifiche avrebbero viaggiato con secoli di ritardo. 
Vediamo però i vari passaggi:


Prima tappa: la stampa con i blocchi di legno

Siamo in Oriente, nella Cina del VI secolo d.C., all’epoca della dinastia Tang. Tra le tante invenzioni del grande Impero, venne creato un sistema che permetteva di stampare attraverso matrici di legno intagliate, inchiostrate e impresse su un foglio di carta. Ovviamente anche questo era un processo lungo: bisognava intagliare nel legno la matrice, naturalmente al contrario, ma una volta prodotta, questa permetteva la stampa di centinaia di fogli identici.

Seconda tappa: la stampa a caratteri mobili

Arriviamo ora a una delle tappe più importanti nella storia della stampa: l’introduzione dei caratteri mobili. Ancora una volta l’invenzione arriva dalla Cina. Nel 1041 il tipografo Bi Sheng inventò dei caratteri mobili di argilla che presentavano, però, il difetto di rompersi facilmente. Nel 1298, l’inventore Wang Zhen iniziò a utilizzare dei caratteri di legno molto più resistenti, inventando anche un complesso sistema di tavole girevoli che migliora la qualità della stampa.
Tutte queste innovazioni però non giunsero in Europa...

Gutenberg e l'invenzione dei caratteri mobili in Europa.

Siamo nel XV secolo quando Johannes Gutenberg introdusse i caratteri mobili in Europa. L’oggetto-fulcro della sua tecnica è il punzone, un parallelepipedo di acciaio sulla cui testa è inciso, in rilievo e a rovescio, un segno tipografico – che può essere un numero, una lettera o un segno di punteggiatura. Il punzone crea la matrice dentro cui vengono fusi i caratteri, che vengono successivamente disposti su un vassoio, inchiostrati e impressi sulla carta.
Quali sono le tre grandi innovazioni introdotte da Gutenberg?
Utilizza, per la prima volta, degli inchiostri a base oleosa, più duraturi dei precedenti inchiostri ad acqua.
I caratteri tipografici diventano più resistenti, perché realizzati con una lega di piombo, stagno e antimonio.
Inventa la prima matrice per la creazione veloce di caratteri.
marchingegno manuale per la creazione di caratteri da stampa
 Inventa la prima pressa per la stampa, il cui funzionamento è ispirato a quello del torchio per l’uva.

Dopo circa un anno di sperimentazioni, il 23 febbraio 1455 viene data alle stampe la “Bibbia di Gutenberg”, con una tiratura di 180 copie.
Guardate questo video che spiega (in Inglese, ma le immagini si spiegano da sole...) qual era l'attività di Gutenberg e come si arrivò alla prima Bibbia stampata.

La storia della stampa ovviamente prosegue ed arriva fino ai giorni nostri. Nell'immagine seguente puoi vedere i passaggi successivi.

Fonte: https://www.pixartprinting.it/blog/storia-stampa/

MINIATURE: LETTERE GIGANTI, ANIMALI FANTASTICI E... CONIGLI ASSASSINI!

L’amanuense, una volta terminato il lavoro di copiatura (e dopo aver respinto gli attacchi di Titivillus), lasciava il posto al miniaturista (dal latino minium, il minerale da cui si ricavava il colore rosso per le lettere maiuscole, lasciate appositamente in bianco dal copista).
Colori minerali, dietro puoi vedere il MINIO
Potrebbe sembrare un compito secondario, meno importante di quello spettante all’amanuense, ma non è così.
Pagina Miniata
I miniaturisti, infatti, erano degli artisti che, oltre a decorare le lettere iniziali e i titoli, inserivano nei margini vere e proprie opere d’arte di pochi centimetri.


Venivano rappresentate scene di vita quotidiana  (anche spiritose come questo monaco che andando a spillare il vino dalla botte ne approfitta per una bevuta clandestina mentre si guarda intorno perchè nessuno lo colga sul fatto).

 immagini religiose



e… conigli assassini.
Infatti spesso si rappresentavano le cosiddette “drôlerie” (buffonerie) illustrazioni grottesche inserite dai miniaturisti nei bordi delle pagine.
Erano immagini assurde e ridicole, utili per riempire gli spazi bianchi e i bordi del manoscritto, oltre che per esorcizzare l’horror vacui (il rifiuto degli spazi bianchi) del miniaturista stesso.
Tra le più famose possono essere ricordate le scimmie, rappresentate come dispettose,  e i conigli. Questi animali, solitamente utilizzati come esempio di codardia e mitezza, nelle miniature diventano altre creature, violente, cacciatrici, quasi a ribaltare i ruoli che hanno nella vita reale. Troviamo così conigli che uccidono uomini, che cacciano cavalcando capre o che suonano strumenti musicali.

Fanno parte delle drôlerie anche altri animali(galline, gatti, cani, pesci ecc.) e figure umane in posizioni oscene o quantomeno bizzarre (come i due uomini decapitati che continuano a combattere tra loro).
Una cosa è certa: da sempre le immagini hanno affascinato il pubblico e regalato celebrità all’autore. Anche nel caso di conigli assassini e scimmie dispettose.


Fonte: https://ilvasoditerracotta.com/2017/10/05/monaci-amanuensi-e-miniaturisti-medievali-tra-demoni-e-conigli-assassini/
Foto: https://www.focus.it/cultura/storia/i-conigli-assassini-dei-manoscritti-medievali?gimg=76560&gpath=

lunedì 4 febbraio 2019

AMANUENSI TRA DOLORI E DIAVOLI

Il termine ‘amanuense’ deriva dal latino “a manu servus” che indicava in origine lo schiavo deputato alla copiatura manuale di un testo. Tale attività di copiatura e trascrizione ebbe diffusione soprattutto all’interno dei monasteri, ove continuò a svilupparsi fino all’introduzione della stampa a caratteri mobili (i primi libri a a stampa compaiono solo dopo la metà del 1400).
Scrivere era il lavoro principale di alcuni monaci speciali: gli Amanuensi.

In un codice dell'VIII secolo, un copista scrive:
"Carissimo lettore, prendi il libro soltanto dopo esserti ben lavato le mani, gira i fogli con delicatezza, tieni lontano il dito dalla scrittura per non sciuparla. Chi non sa scrivere crede che non occorra alcuna fatica. E invece come è penosa l'arte dello scrivere: affatica gli occhi, spezza la schiena; tutte le membra fanno male! Tre dita scrivono, ma è l'intero corpo che soffre".
Come si può capire copiare un manoscritto era però un'operazione lunghissima, lenta e molto faticosa. I copisti si servivano di scrittoi e sgabelli non particolarmente comodi e copiavano dal modello che tenevano davanti o scrivevano sotto dettatura. Si scriveva all'interno di appositi "scriptorium", laboratori o stanze adibite unicamente alla copia e all'illustrazione dei libri.


 Immobili, per ore, nella stessa posizione, seduti al proprio banco all’interno dello scriptorium, i monaci amanuensi erano esonerati dalle preghiere della terza, della sesta e della nona ora per poter usufruire di tutta la luce possibile senza perdite di tempo.

Torturati dai crampi alle dita e dal freddo pungente in inverno, non è difficile carpire il significato delle frasi di ringraziamento che venivano riportate, al termine del lavoro, sull’ultima pagina del manoscritto
“L’approdo non è più gradito al marinaio di quanto non sia l’ultima riga del manoscritto allo stanco amanuense”
L’amanuense, inoltre, ringraziava spesso Dio o la Vergine Maria per averlo guidato fino alla conclusione dell’opera
“Laus tibi Christe quod liber explicit iste”
Ma nel silenzio e nel buio dello scriptorium si celavano diavoleschi pericoli.

Per giustificare (forse) gli errori dei copisti, nel medioevo si creò la figura di Titivillus, un demone ritenuto responsabile degli errori di copiatura dei monaci, errori che molte volte rendevano inutile il lavoro di giorni e giorni di trascrizioni.


Questo diavoletto induceva i monaci, secondo le fonti, a chiacchiere oziose e mormorii che alla lunga provocavano un errore di copiatura o una dimenticanza. Secondo alcuni autori inglesi, lo stesso Titivillus, parlando, ometteva parole o addirittura intere frasi.
Titivillus e San Bernardo di Mont-Joux.

Come se non bastasse, l’infernale creatura raccoglieva in un sacco tutte le lettere dimenticate o sbagliate dei monaci (insieme alle parole omesse o mal pronunciate all’interno delle funzioni religiose), per poterle poi usare contro di loro, come prova di negligenza, nel giorno del giudizio universale.



https://ilvasoditerracotta.com

lunedì 28 gennaio 2019

La nascita della Bibbia: il Nuovo Testamento


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Prima del “vangelo” c’è Gesù di Nazareth, la sua persona.
Gesù non scrive e non detta ma parla, agisce, compie miracoli, muore, risorge, invia il suo spirito.
Gesù, con la sua persona, con il suo mistero, ha segnato i discepoli, li ha fatti innamorare delle sue parole, che rimangono incise nelle loro menti, li impressionati e stupiti con i suoi miracoli… ma fino al giorno di Pentecoste tutto questo rimane fissato in loro, resta fermo nella loro memoria: è una loro esperienza che tranne a pochi amici non hanno mai comunicato pubblicamente
 La Resurrezione di Gesù e dopo quaranta giorni, la sua salita al cielo li mette di fronte ad un’esigenza: non possono più tacere: Gesù è Figlio di Dio, Gesù ha sconfitto la morte! Ma come fare ad annunciarlo in mezzo a coloro che hanno voluto uccidere proprio il Messia?
Scatta la naturale paura di chi vuole salvare la propria vita… più che annunciare la vittoria di Gesù sul male, la mormorano, la raccontano sottovoce agli amici, a coloro che seguivano Gesù ed ora erano persi perché sembrava che il loro Messia fosse stato sconfitto.
Immagine correlata
Finalmente il giorno di Pentecoste lo Spirito promesso da Gesù dà a Pietro e agli altri undici la forza di annunciare senza paura:
«Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete - , dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. ... Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. ... Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso»

(Atti degli Apostoli 2,22.32.36)

Il luogo in cui nascono i Vangeli – le lettere apostoliche
Dopo l’annuncio degli Apostoli nascono le prime comunità cristiane, ed è proprio la vita della comunità cristiane l’ambiente vitale in cui cominceranno a svilupparsi i primi nuclei dei Vangeli. Attraverso l’annuncio, il culto, la catechesi, vengono in luce molteplici aspetti di Gesù, molteplici volti. Ognuno si sente di raccontare la sua esperienza, cosa ha sentito o visto fare da Gesù e dagli apostoli.
Nelle comunità però a volte sorgono delle discussioni, dei litigi, dei dubbi ecco che prima San Paolo poi anche altri apostoli scrivono delle lettere alle comunità fondate o visitate da loro per togliere i dubbi, pacificare, sgridare, correggere.
Chi scrive i Vangeli
Gli apostoli però cominciano a morire, uccisi da chi aveva già messo a morte Gesù. Cosa fare? Il tempo passa e ciò che gli apostoli hanno raccontato con tanta vivacità ora rischia di sbiadire e venire dimenticato. E’ necessario raccogliere il materiale, mettere ordine, trascrivere.
La chiesa/comunità cristiana, attraverso le 4 persone degli evangelisti scrive il vangelo scegliendo e ordinando un’abbondantissima quantità di materiale a disposizione, non in base a quanto potesse soddisfare la curiosità dei fedeli, ma in base a un criterio di fede: scegliendo, cioè, tutto ciò che era necessario per la salvezza delle comunità a cui erano rivolti. I brani scelti vengono collocati secondo un ordine scelto e finalizzato a far capire a tutti il mistero di Cristo.
Come scrive Luca nel suo prologo:

"Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto." (Lc 1,1.4)

Chi compie questa scelta ispirata? Chi sceglie, chi seleziona, chi dispone?
S. Pietro parlando del suo agire e dell’agire degli apostoli, usa questa frase: “Chi è stato? Lo Spirito Santo e noi”. Quindi la comunità cristiana assistita, ispirata dallo Spirito Santo.
Ecco quindi i 4 Vangeli e gli altri scritti


domenica 13 gennaio 2019

La nascita della Bibbia - L'antico Testamento

E' facile pensare che la Bibbia sia nata come nasce oggi un romanzo: un autore pensa, scrive e fa stampare la sua opera. Ovviamente in passato non esisteva la stampa ed anche la scrittura incontrava non poche difficoltà. Quindi come si è arrivati al testo biblico così come lo conosciamo oggi?
Innanzitutto la Bibbia trova ispirazione nel diretto pensiero di Dio, ma fu scritta dagli autori sacri (agiografi, dal greco: scrittori sacri) nell’arco di circa 1500 anni.
Per capire come si è giunti all'Antico Testamento così come lo possiamo leggere oggi, dobbiamo partire dagli inizi:

  • IL FATTO: Innanzitutto dobbiamo risalire al fatto storico. Probabilmente non tutte le vicende accadute al popolo ebraico furono ricordate, ma in molte il popolo eletto vide l'intervento divino, quindi le considerò degne di essere memorizzate. Si fece strada in loro la convinzione che Dio è intervenuto nella storia, proprio in mezzo a loro e ha parlato attraverso quelle persone e quei fatti. Era quindi fondamentale ricordare queste vicende; è come se il popolo avesse detto: "Non possiamo dimenticare che Dio nella nostra storia ci dice cose importanti di Lui e di noi"  

  • LA MEMORIA ORALE:  queste vicende non furono dimenticate e vennero tramandate oralmente di padre in figlio per lungo tempo senza dimenticare nulla. Si preferì ricordare questi fatti a memoria per vari motivi: non tutti sapevano scrivere o leggere, inoltre per lungo tempo il popolo ebraico fu seminomade e solo chi è sedentario può permettersi beni delicati e ingombranti come i rotoli - i  libri di allora. In modo particolare la tradizione religiosa venne tramandata per un lungo periodo a voce:
    • ad esempio narrata da padre in figlio, la sera intorno al fuoco;
    • oppure raccontata in occasione del passaggio in luoghi sacri, cioè presso i santuari nati per ricordare un fatto (i santuari di allora non erano come oggi edifici imponenti, ma semplici luoghi segnati con pietre infisse nel terreno), presso i quali a volte abitavano sacerdoti o persone che si prendevano l'incarico di conservare e tramandare la memoria;
    • infine tutti gli anni in occasione delle feste importanti si ricordava l'episodio che le avevano generate (ad esempio gli ebrei a Pasqua ancora oggi raccontano l'uscita dall'Egitto mentre sono a tavola e mangiano cibi simbolici).
  • IN CHE MODO FARE MEMORIA? Sono molti i modi in cui si fa memoria: anche noi conosciamo a memoria piccoli racconti, canzoni o poesie; così anche la tradizione orale comprende forme come narrazioni, miti, canti, poesie, frasi, leggende, favole, preghiere ecc. 

  • I PRIMI SCRITTI: Dopo essere stati liberati da Mosè e dopo l'esperienza dei 40 anni nel deserto (dove superarono la difficoltà di diventare una comunità, un popolo vero), il popolo ebraico finalmente entrò nella terra promessa insediandosi da nord a sud del territorio, a seconda  delle diverse tribù. Finalmente il popolo nomade divenne sedentario e di conseguenza gli ebrei poterono permettersi di sedersi... e studiare! La lettura e la scrittura si diffusero e così per evitare che certi racconti andassero perduti si iniziò a metterli per iscritto su materiale povero: sassi piatti, cocci, pezzi di stoffa o pelle... 
  • LA PRIMA RACCOLTA DEI TESTI: Davide è ricordato come il più grande re d'Israele, egli gli seppe dare un'ottima legge e un'amministrazione che permisero alle varie tribù di formare veramente un popolo unito. Re Davide volle iniziare a scrivere il libro di Dio ricordando il passato e per valorizzare le tradizioni dei diversi  gruppi e dimostrare l'importanza della loro identità culturale, fece raccogliere dal sud al nord della loro terra i vari scritti facendoli trascrivere, collegandoli tra loro con un filo comune: aveva inizio la storiografia ufficiale del Regno unitario. E da ciò iniziò la tradizione scritta della Bibbia.
  • LA REDAZIONE FINALE: Probabilmente all’epoca del ritorno del popolo dall'esilio Babilonese, gli scribi Esdra e il governatore Neemia si dedicarono a quella che dovrebbe essere la redazione finale del Pentateuco, cioè dei primi e più importanti libri dell'Antico Testamento. 

sabato 6 gennaio 2018

EPIFANIA 2018

Stefano da Verona, Visita ed adorazione dei Magi (1434), tempera su tavola; Milano, Pinacoteca di Brera

COS'E'?
L'Epifania, o Epifania del Signore è la solennità nella quale la Chiesa celebra la manifestazione di Cristo ai popoli di tutto il mondo, simboleggiati dai Magi che gli fanno visita e gli rendono omaggio portandogli in dono dell'oro, dell'incenso e della mirra. Viene celebrata il 6 gennaio. Con la Pasqua, l'Ascensione, la Pentecoste ed il Natale costituisce una delle massime solennità della Chiesa.
Il termine Epifania deriva dal greco ἐπιφάνεια, epipháneia, che può significare "manifestazione", "apparizione", "venuta", "presenza divina". 
PER GLI ORTODOSSI?
Nelle chiese cristiane ortodosse, il 7 gennaio si celebra la Nascita di Gesù, a causa di una differenza di tredici giorni fra calendario gregoriano, in uso in occidente dal 1581, e il calendario giuliano precedente, ancora in uso in certe chiese ortodosse. In questa data si ricorda anche l'adorazione dei Magi. 
Nel mondo ortodosso, alcuni usano il termine Epifania per indicare la festa che cade il 19 gennaio (nelle Chiese che seguono il calendario giuliano) e viene più correntemente chiamata Teofania. In questo giorno viene celebrato il battesimo di Gesù nel Giordano.
(Vedi Cathopedia).
CHI ERANO I MAGI?
Il termine " Magi " (i re che arrivano il 6 gennaio puntualissimi nel presepe) deriva, invece, dal greco di magos, il titolo attribuito ai sacerdoti dello Zoroastrismo, religione tipica dell'Impero persiano. Magio non era però sinonimo di mago, quanto piuttosto di dotto in astrologia e astronomia . Non a caso è proprio una stella a condurre i Magi da Gesù.
Secondo la tradizione erano tre (sulla base dei tre doni portati, oro, incenso e mirra), erano re e si chiamavano Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.
COSA CENTRA LA BEFANA?
Non si sa dove sia nata la leggenda della Befana, le prime testimonianze risalgono al Duecento. Il nome "Befana" deriva da quello di Epifania , trasformato poi in Beffania. La parola perse, nel tempo, una delle lettere F e la I diventando, così, Befana.
La leggenda della BEFANA è legata al cammino che i tre Re Magi hanno compiuto per conoscere Gesù bambino, guidati dalla stella cometa. Questa leggenda racconta che il passaggio dei Re Magi destava stupore, e tutti coloro che li vedevano si univano al corteo diretto verso Gesù. Tutti ad eccezione di una vecchietta, che cambiò idea all'ultimo momento . Quando si rese conto del suo errore ne fu immensamente pentita e da allora, ogni 6 gennaio, la vecchietta gira il mondo con la sua scopa portando ai bambini i doni che non aveva portato a Gesù bambino. (E noi lasciamo apposta per lei una calza! ).
(vedi Focus)

giovedì 4 gennaio 2018

una scoperta inaspettata...

Pubblico qui di seguito i 4 Padlet con tutti i Power Point prodotti da voi alunni delle classi prime.
I vostri "prodotti" sono divisi per Tema.

Creato con Padlet

Creato con Padlet

Creato con Padlet

Creato con Padlet

domenica 12 novembre 2017

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